Categorie
Senza categoria

5 DICEMBRE 2021 LUPUS IN FABULA

Una camminata teatrale di e con Faber Teater insieme alle Guide Escursionistiche Naturalistiche Tiziana Di Martino e Marco Pozzi

Una giornata per raccontarci i mille pensieri, le innumerevoli storie e favole, l’immaginario e il reale di un animale che da sempre cattura le nostre emozioni. Un percorso che toccherà gli aspetti naturalistici, etologici, di equilibrio da trovare tra uomo e natura e ci farà viaggiare nello stesso tempo tra miti e storie nati intorno al protagonista della nostra storia: il lupo

Programma

Ore 10.30: Ritrovo alla Chiesa di Sant’Andrea di Val Caramellini di Casalborgone

Inizio passeggiata teatrale. Il percorso si sviluppa su strade e sentieri per 2 Km. e con lievi dislivelli. Durata circa 2 ore.

Difficoltà: moderata con possibili piccoli tratti resi più scivolosi dal tappeto di foglie cadute.

Necessario abbigliamento caldo e scarpe adatte da escursione

PARTECIPAZIONE GRATUITA’ CON PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA.

PER TUTTI A PARTIRE DAGLI 8 ANNI

Al termine verrà offerto un rinfresco all’Oasi degli animali di San Sebastiano da Po.

L’evento rispetta le norme anti-Covid 19.

In caso di pioggia la camminata verrà rimandata.

Per le prenotazioni:

info@faberteater.com

Tel. 338/2000758

Romina Dalozzo: Tel. 349/6796009

Categorie
Senza categoria

…. certo giocavamo, ma per noi ogni masso scoperto era un Universo intero……

“Certo giocavamo, ma per noi ogni masso scoperto era un Universo intero, un cielo di stelle da esplorare, un deserto da conoscere.”                                                                                                                       Giancarlo Grassi – da Sassismo spazio per la fantasia

 

Era il 1982 e per la prima volta in Piemonte, forse in Italia, veniva pubblicata una guida di arrampicata non di vie di montagna o di falesia, ma con solo descrizioni di centinaia di passaggi sui massi morenici della Valle di Susa. L’autore era Giancarlo Grassi, un professionista della montagna, una Guida Alpina, ma soprattutto l’esponente di punta di un movimento di innovazione delle regole sia etiche che gestuali dell’arrampicata. In quegli anni di cambiamento la rivoluzione si sviluppo individuando nuovi spazi di gioco ed il sassismo o bouldering finì col esemplificarne le estreme conseguenze; dalle grandi pareti ai pochi movimenti risolutivi su di un blocco di pochi metri. La fantasia non si esauriva nella ricerca di nuove linee, ma anche nella definizione di un codice e nell’invenzione fantastica dei nomi di ogni singolo passaggio a testimoniare la fatica della scoperta, la fisicità della pulizia degli appigli, la dignità creativa. Il libro ed ovviamente le scelte sportive ed etiche rappresentate furono oggetto di scandalo, derisione, ma anche di approndimenti, articoli su riviste di settore e non, tavole rotonde … Divenne quasi necessario rintracciarne le origini per giustificarne la pratica scomodando nomi fondamentali della storia dell’alpinismo: Gervasutti, Comici, Winkler e chissà quant’altri ancora. I luoghi mitici: Fontanbleau, i deserti della California, la Val Rosandra, i nuovi eroi, John Gill, più un fantasma lontano che una realtà in carne e ossa, esempio del possibile. Il Nuovo Mattino, i Sassisti della Val di Mello… Incredibile, oltre che parlare di bouldering, c’era gente che lo praticava.

Sono passati tanti anni ed ormai presentare una guida di blocchi è un atto dovuto ad uno sport in continua espansione, alla ricerca di nuovi terreni su cui esprimersi, seguito da aziende attente all’evoluzione dei materiali necessari, anzi alla ricerca di novità che possano diventare necessità tecniche ed estetiche. In apparenza la rivoluzione si è placata, siamo nel mondo del “politicamente corretto” a patto che sia economicamente interessante; mi manca un po’ la discussione, le polemiche, mi sembra che oltre le prestazioni atletiche sempre più formidabili qualcosa si sia spento, le uniche discurssioni, in linea con il momento culturale, sono sui proventi derivanti dallo sfruttamento professionale tra Guide Alpine ed Istruttori Fasi.

Rileggo le parole di Giancarlo “sì, giocavamo” e soprattutto ripenso a quei lontanissimi pomeriggi di invenzioni di movimenti ed emozioni, penso alle facce dei ragazzi che oggi si sbucciano le dita sui nuovi passaggi del Levi. Il gioco è dei bambini e non è solo un allenarsi a diventare grandi, continua ad essere fantasia, elaborazione di nuove regole, cinismo, rottura degli schemi. E continuare a giocare diventati ragazzi ed adulti non è forse solo un atto consolatorio… il gesto dell’arrampicata ritorna ad essere invenzione, superamento dei propri limiti, fuga da tutto ciò che può essere artificiale, non solo le prese di resina delle palestre. Così i giovani lasciano segni nuovi su blocchi antichi e i nuovi nomi raccontano altri ritmi ma il rito del gioco, quando è veramente tale non cambia mai.

Marco Pozzi

Categorie
Senza categoria

…pensieri…. …parole… …di un rifugista

I miei primi ricordi di montagna, in qualche caso anche solo colline, sono strettamente collegati a cosa mangiavo nelle obbligatorie vacanze estive con fratello e genitore: i picnic con le classiche uova sode, i panini imbottiti con la milanese, lo strudel dei rifugi dolomitici, la panna e mirtilli a La Visaille..In effetti mio padre non era un gran camminatore, sicuramente più un buongustaio, ma anche quelle merende sono state uno dei tanti tasselli che hanno influenzato le mie scelte di vita: mangiare un gelato davanti alla Noire e ai Piloni del Monte Bianco mi faceva capire come apprezzare un cibo non fosse solo una questione di papille gustative. Il paesaggio, gli amici, la fatica di una passeggiata erano gli altri ingredienti che davano un diverso significato al mangiare, ritagliandosi uno spazio ben preciso nella memoria assieme ai ramasin rubati dalla pianta intiepiditi dal sole, alla marmellata della nonna, alle marode notturne di ciliegie. Quando ho incominciato a frequentare la montagna giocando a fare l’alpinista, più di 40 anni fa, i rifugi erano per me solo una tappa per le ascensioni del giorno successivo, le mie finanze mi permettevano giusto il costo del pernottamento, il resto erano minestre liofilizzate, frutta secca, il fornellino per il thè, zollette di zucchero, il mitico tubo di latte condensato. Conquistando oltre alle vette anche i primi lavori con relativa paga, potevo permettermi il classico menù da rifugio: minestrone, meglio della pasta sempre scotta, polenta e salciccia, salamelle e crauti, anche se già c’erano luoghi che acquistavano fama non solo per le salite, ma anche per i menù proposti, per non parlare delle piole di fondo valle che si specializzavano a sfamare i reduci, vincitori e vinti, dalle salite della domenica.
Non mi ricordo nemmeno più quando da alpinista, scalatore mi sono trasformato in rifugista cuciniere, sicuramente tanti anni fa e ho avuto modo di vedere l’evoluzione della proposta gastronomica nei rifugi dall’altra parte della barricata ,
“Polenta pulentà pansa piena e mal disnà” cantilenava mia nonna, mai avrei pensato di cucinarne poi così tanta… Eppure proprio la farina gialla del mais è diventata da cibo per le classi più povere a piatto quasi obbligatorio nelle peregrinazioni domenicali nei rifugi di quasi tutto l’arco alpino.
Il termine originario maya era “mahiz “ che tradotto significa grano d’oro, sicuramente lo è diventato anche per molti gestori che nei lontani tempi di un mondo senza crisi hanno ben guadagnato proponendola sempre e solo con formaggio o salsiccia. Tanti anni fa avevo consigliato, in un rifugio dove lavoravo in cucina, di adottare qualche altra ricetta, ma mi veniva sempre detto ” quante persone abbiamo avuto oggi? 150? Cosa hanno mangiato: polenta e così è stato l’anno passato e così sarà per il prossimo”. Nei secoli e nei secoli… inevitabile e insostituibile.
Invece le cose cambiano, viene fatta sempre più attenzione alla gastronomia, ai prodotti del territorio, alle ricette tradizionali come alle proposte innovative, i cuochi diventano personaggi televisivi di primo piano, i critici stroncano con sottile e perfido gusto e più sono acidi e più anche loro diventano famosi. ..I libri di ricette entrano nelle classifiche dei più venduti, spesso se scritti da star che poco centrano con le cucine. I nostri clienti vivono questa piccola rivoluzione alimentare e, visto che solo virtualmente noi gestori siamo isolati dal mondo reale, ben presto ci rendiamo conto che cambiare è necessario. Anche perché, almeno nei rifugi più accessibili, siamo obbligati a individuare le esigenze delle diverse utenze; le tecniche di promozione, tra siti internet e facebook. Ci si scontra con le normative comunitarie che spesso sono difficilmente applicabili in un ambiente come quello di un rifugio, con percentuali di metrature tra cucina e quantità di clienti possibili, piastrellature, magazzini, sistemi di autocertificazione. Sicuramente siamo all’avanguardia, almeno nel confronto con i nostri vicini Francesi, anche, a detta di tutti gli stranieri, per la qualità. Si sente la necessità di crescere, di aggiornarsi ognuno col proprio stile e la propria impostazione culturale. Si partecipa a corsi tenuti da grandi chef, si approfondisce la conoscenza dei prodotti del territorio e tutto questo viene fatto con la sponsorizzazione della Provincia, facilitato con l’individuazione dei Prodotti del Paniere.
In tanti decidiamo di partecipare ai corsi per acquisizione di marchi di qualità scoprendo spesso che a detta dei cosiddetti “clienti misteriosi”, i verificatori nascosti dei livelli raggiunti, le nostre proposte non sfigurano con quelle di alberghi ben più titolati.
A parte le scelte consapevoli, in effetti per noi spesso gli acquisti a km 0 sono sempre stati nella normalità, il miele, le tome, il burro, le patate, il vino sono tutti alimenti che scegliamo dai produttori locali che spesso sono il pastore che ha la bergeria poco distante dal rifugio. La stessa essenzialità delle nostre cucine ci obbliga ad evitare tutti i piatti particolarmente elaborati e, forse, la semplicità ha il pregio di suscitare memorie culinarie perse e cancellate dalla nouvelle cuisine o dalla ristorazione veloce, dai piatti pronti all’”apericena”.
Insomma siamo ruspanti, anche involontariamente, quanto basta per soddisfare le esigenze di una clientela decisamente cambiata, non più l’alpinista spiantato che si cucina una minestra Maggi, ma il cittadino alla ricerca di curiosità alimentari e anche il trekker straniero che sceglie le nostre strutture non solo per la bellezza dei percorsi, ma anche per la qualità della ristorazione. Ci si adegua con Cene sotto le Stelle, degustazioni di prodotti vari, le birre artigianali, polenta sempre, ma fatta con antichi mais piemontesi macinati a pietra, l’attenzione alle tante allergie alimentari con la proposta di alimenti specifici cucinati in modo corretto.. Non abbiamo solo cambiato presuntuosamente il nome delle cose come cantava Paolo Conte “ Tortino di Mais e Pesce Veloce del Baltico..”ovverossia polenta e merluzzo. Nel nostro Rifugio in questi ultimi 13 anni abbiamo giocato nell’inventare ogni stagione una nuova ricetta , senza andare a sfogliare libri antichi o recenti, solo per il piacere di sperimentare nuovi abbinamenti tenendo come base sempre la polenta; qualche ingrediente: fichi, gorgonzola, castagne, ortiche, cavolo, uvetta, menta, miele, abbiamo anche giocato sui nomi: polenta lenta ( con le lumache ), polp polenta ( con il polpo, pomodoro e olive) partendo dagli antipasti per finire col dolce. Un sano pizzico di follia che ha coinvolto i nostri più abituali frequentatori in gare di assaggi con promossi e bocciati e che ci ha portato addirittura a presentarne a Eataly in completa formazione familiare: pare, mare e la masnà, il cane non l’hanno voluto far entrare. Proprio in quest’ottica spesso ho sostenuto che i rifugi sono quasi dei presidi di una cultura che non deve essere venerazione immobile del passato, di quando si era più giovani, e le imprese erano più eroiche ecc, ecc, ma un ponte tra tutto quello che la montagna rappresenta, anche nella iconografia comune, e i nuovi frequentatori, quelli che mangiando una polenta al Levi e guardando il Niblè in una giornata di sole possono desiderare , forse di non salire fin lassù, ma di avvicinarvisi un po’ di più.

Articolo scritto per la Rivista Intersezionale 2015 “Muntagne Nostre” da Marco Pozzi

Categorie
Senza categoria

Il “gusto” nel camminare

L’evoluzione dell’alimentazione è un processo antico che ha portato a trasformare l’atto del mangiare per pura necessità di sostentamento, al piacere di soddisfare il palato con una più raffinata ricerca e abbinamento dei cibi.
Nella nostra società sta diventando necessario approfondire il significato della scelta alimentare: da una parte l’offerta delle grandi distribuzioni in cui l’elemento attrattivo è il basso costo dei prodotti, dall’altra l’imposizione mediatica di una cultura del cibo spettacolare, estrema e spesso molto distante dalle possibilità sia economiche sia del tempo necessario all’elaborazione dei piatti, della gran parte della popolazione.
Nelle nostre proposte di “viaggi” alla ricerca del cibo abbiamo sentito la necessità di non poter scindere i prodotti dal territorio, che costituiscono un insieme che rappresenta la conservazione della memoria, la definizione del paesaggio un rifiorire di una rete di produttori, un rinato orgoglio di appartenere ad un’economia rurale che oltre a difendere la biodiversità naturale esalta una biodiversità antropologica di scelta di appartenenza a una democrazia partecipativa in cui tutte le persone possono acquisire un ruolo da protagonisti. Anche i consumatori finali (noi) arriveranno a sentirsi partecipi della produzione, sapendo di alimentare un’economia che non deve puntare a diventare l’esaltazione di un prodotto di lusso, ma solo di qualità che deve essere alla portata di tutti.
Il nostro progetto prevede non solo la classica degustazione, ma il camminare per filari di viti, pascoli alpini, campi di pianura, ritrovare la lentezza e la pazienza necessaria a tempi produttivi diversi, vedere negli occhi delle nuove generazioni l’orgoglio della “riscoperta” di un lavoro che rappresenta un’economia reale. Nelle nostre scelte si dovrà necessariamente definire un andamento stagionale scandito dai tempi naturali.
Sicuramente non riusciremo a rappresentare tutti i prodotti e soprattutto tutti coloro che costituiscono le basi di una rete che nella sua totalità acquisisce una importanza che non può più essere definita di nicchia.

Categorie
Senza categoria

… il senso di un trekking per noi..

Il senso di un trekking non è la meta, ma il camminare per raggiungerla.
Quello del camminare è uno dei atti più antichi dell’uomo e, se per i nostri antenati era una necessità, per noi è diventata una scelta culturale di apertura a un diverso modo di conoscere la natura, la storia, le tradizioni passate, ma anche i nuovi modi di vivere la montagna.
Quello che viene chiesto ai partecipanti è un po’ di allenamento fisico, capacità di adattamento, ma soprattutto la voglia e la disponibilità a vedere con occhi nuovi, ascoltare, lasciarsi coinvolgere.
Gli itinerari che proponiamo sono non distanti dalla grande città e dai paesi, anzi spesso capiterà di vedere le case da lontano, sentire il rumore di treni e automobili in lontananza, tutto quello che ci deve ricordare il mondo in cui quotidianamente viviamo, proprio perché la nostra esperienza del camminare non deve essere una fuga, non solo, ma soprattutto la capacità di comprendere una realtà che ci appartiene; non andiamo alla ricerca di terre lontane e incontaminate perché incontaminato devono essere il nostro pensiero e il nostro cuore aperti alla conoscenza.

Camminare per più giorni significa anche imparare a calibrare le proprie energie, condividere i propri passi con quelli che ci hanno preceduto lasciando le loro tracce sulle montagne e nelle valli: pellegrini, soldati, contadini, bracconieri, mistici …
Ognuno può percorrere queste strade come preferisce, in solitaria, in gruppo autogestito, noi vi offriamo la possibilità di farlo in gruppi piccoli e accompagnati da guide esperte del territorio che non solo faciliteranno l’individuazione dell’itinerario e la soluzione dei problemi che si potranno incontrare, ma potranno raccontare le storie e le voci dei luoghi che attraverseremo.

Marco Pozzi e Tiziana Di Martino

Categorie
Senza categoria

vanno, vengono, a volte tornano…

“Esonero mio figlio dalle escursioni in montagna perchè inutilmente faticose”; “Guida, anche se i miei amici mi avevano detto che la montagna, non quella dello sci, è un posto da sfigati, io mi sono divertita lo stesso!”.

Queste e talte altre sono le perle che abbiamo raccolto nei 10 anni di gestione al Rifugio Levi-Molinari di proprietà del Club Alpino di Torino, nella conca del Galambra, in alta Val di Susa.

Un luogo quasi perfetto per le attività di didattica ambientale, riserva di ripopolamento faunistico a protezione assoluta, grande varietà di specie botaniche, geosito di forte interesse, ma ancor più appetibile per la vicinanza, 10-15 minuti a piedi dal parcheggio dei veicoli.

Forse le citazioni sono di solito più rappresentative di una distorsione estremizzata della realtà, ma in questi ultimi anni abbiamo notato come realmente sia diminuito l’interesse dei ragazzi nei confronti della montagna, intesa non solo come luogo fisico ma anche come rappresentazione culturale.

Sempre più forte è la difficoltà di far accettare ai ragazzi il minimo sforzo fisico richiesto delle pur brevi escursioni da noi proposte: spesso li stessi insegnanti sono quasi in ostaggio dei ragazzi: va da sè ch in queta epoca di scuola=impresa l’indice di gradimento diventa il metro di scelte quasi obbligatorie.

“Lo dirò ai miei genitori che ho camminato per due ore!”; “I miei cugini sono andati a Barcellona! Quella sì che è una vera gita!”.

La fatica deve essere fortemente finalizzata: l’allenamento di calcio, la scuola di danza devono avere obiettivi perfettamente in linea con le proposte di una cultura soprattutto televisiva.

Sempre fortemente condizionati dai media, i ragazzi in questo ultimo anno paragonavano l’esperienza di un soggiorno presso il nostro rifugio alla trama del film Avatar, con un immedesimare i paesaggi alpini a quelli di un altro pianeta.

Questo veramente un po’ sta avvenendo, la vita reale è quella virtuale e ciò che avviene al di fuori diviene “altro”.

Gli sport devono essere estremi, non sci di fondo ma freestyle, se bicicletta deve essere solo down hill, l’arrampicata, sì  certo, ma solo “a mani nude”, definizione che nonostante trent’anni passati a scalare non riusciamo ancora a capire.

La perdita di interesse nei confronti della montagna fra i giovani non è rilevabile solo dalle esperienze personali ma anche dalle statistiche delle presenze turistiche e dalla crisi di iscrizioni alle associazioni più convenzionali e vicine alla montagna come il C.A.I.

Uno degli effetti evidenti di questo fenomeno è l’incapacità più o meno conclamata di affrontare un terreno impervio come può essere quello dei sentieri o di muoversi fuori dalle tracce tra rododendri e pascoli, pietraie e tutti quei piccoli ostacoli che connotano il paesaggio alpino.

Nella nostra personale esperienza ventennale di accompagnatori naturalistici abbiamo potuto osservare un’evidente evoluzione/involuzione delle capacità psico-fisice dei ragazzi; un altro punto dolente è la scelta dei materiali di abbigliamento con evidenti acquisti di capi per i soggiorni con una maggior attenzione all’estetica (bellissimi nuovi pigiami, splendide pantofoline), alla tecnologie o meglio all’idea che si ha di essa (binocoli giganteschi, cannocchiali, orologi multifunzione, gli onnipresenti cellulari).

La non conoscenza dell’ambiente, la realte incapacità nell’affrontarlo, i materiali, l’immaginario virtuale fatto di estremismi sportivi, il delegare l’assunzione del rischio (che dovrebbe essere una matura scelta personale) alla tecnologia, tutto porta ad aumentare il livello di rischio e una proporzionale diminuzione di sicurezza, due dati che non necessariamente sono conseguenziali.

Questo quadro può sembrare eccessivamente pessimistico e forse lo è, ma ci può essere un esito a lieto fine.

La maggior parte dei ragazzi dopo un giorno riprende ad apprezzare la fisicità di un gioco reale, il gusto dell’avventura, la percezione quasi magica del condividere anche solo un attimo gli spazi degli animali selvatici, il buio di notti non illuminate da fari o lampioni, l’esaltazione del mettersi alla prova.

E così alla fine i Jonathan, Michael, Madonna, Jessica finiscono con l’assomigliare ai Giuseppe, Maria, Carlo, Antonello di qualche anno fa.

Questa è una fine un po’ retorica e soprattutto non adeguata a un reale problema.

E’ necessario un serio lavoro di approfondimento su nuove strategie di didattica ambientale legate all’evoluzione culturale e comportamentale con l’apporto di nuovi patrimoni conoscitivi possibilmente multidisciplinari.

Una delle attività da noi proposte prevede una passeggiata a tarda sera con l’utilizzo della termocamera per la visione notturna degli animali. In questo caso l’aspetto tecnologico alimenta la curiosità dei ragazzi ma è poi sempre il buio della notte e le paure, più desiderate che subite, a suscitare emozioni più forti.

Forse tutti noi, gestori di rifugi, istruttori CAI, accompagnatori naturalistici dobbiamo adeguarci ai ragazzi; per tti noi evidentemente la montagna ha costituito una scelta di vita, ne apprezziamo i paesaggi, i tempi, la fatica, il sole come le nebbie, insomma il nostro è quasi un rapporto d’amore, tormentato ma condiviso.

Tutto questo non vale aprioristicamente per i giovani: anche se vi sono tanti stimoli, ognuno deve essere rielaborato per incuriosire, attrarre, stupire, affascinare… ancora una volta!

Marco Pozzi e Tiziana Di Martino

Articolo uscito sulla Rivista Intersezionale 2011 dedicata alla sicurezza in montagna

Categorie
Senza categoria

Kayaking

Maecenas faucibus mollis interdum. Cum sociis natoque penatibus et magnis dis parturient montes, nascetur ridiculus mus. Praesent commodo cursus magna, vel scelerisque nisl consectetur et. Cras mattis consectetur purus sit amet fermentum. Morbi leo risus, porta ac consectetur ac, vestibulum at eros. Praesent commodo cursus magna, vel scelerisque nisl consectetur et.

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Cum sociis natoque penatibus et magnis dis parturient montes, nascetur ridiculus mus. Fusce dapibus, tellus ac cursus commodo, tortor mauris condimentum nibh, ut fermentum massa justo sit amet risus. Curabitur blandit tempus porttitor. Nullam id dolor id nibh ultricies vehicula ut id elit.

Categorie
Senza categoria

Hiking Tour

Maecenas faucibus mollis interdum. Cum sociis natoque penatibus et magnis dis parturient montes, nascetur ridiculus mus. Praesent commodo cursus magna, vel scelerisque nisl consectetur et. Cras mattis consectetur purus sit amet fermentum. Morbi leo risus, porta ac consectetur ac, vestibulum at eros. Praesent commodo cursus magna, vel scelerisque nisl consectetur et.

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Cum sociis natoque penatibus et magnis dis parturient montes, nascetur ridiculus mus. Fusce dapibus, tellus ac cursus commodo, tortor mauris condimentum nibh, ut fermentum massa justo sit amet risus. Curabitur blandit tempus porttitor. Nullam id dolor id nibh ultricies vehicula ut id elit.

Categorie
Senza categoria

Snowboarding

Maecenas faucibus mollis interdum. Cum sociis natoque penatibus et magnis dis parturient montes, nascetur ridiculus mus. Praesent commodo cursus magna, vel scelerisque nisl consectetur et. Cras mattis consectetur purus sit amet fermentum. Morbi leo risus, porta ac consectetur ac, vestibulum at eros. Praesent commodo cursus magna, vel scelerisque nisl consectetur et.

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Cum sociis natoque penatibus et magnis dis parturient montes, nascetur ridiculus mus. Fusce dapibus, tellus ac cursus commodo, tortor mauris condimentum nibh, ut fermentum massa justo sit amet risus. Curabitur blandit tempus porttitor. Nullam id dolor id nibh ultricies vehicula ut id elit.

Categorie
Senza categoria

Sail Away

Maecenas faucibus mollis interdum. Cum sociis natoque penatibus et magnis dis parturient montes, nascetur ridiculus mus. Praesent commodo cursus magna, vel scelerisque nisl consectetur et. Cras mattis consectetur purus sit amet fermentum. Morbi leo risus, porta ac consectetur ac, vestibulum at eros. Praesent commodo cursus magna, vel scelerisque nisl consectetur et.

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Cum sociis natoque penatibus et magnis dis parturient montes, nascetur ridiculus mus. Fusce dapibus, tellus ac cursus commodo, tortor mauris condimentum nibh, ut fermentum massa justo sit amet risus. Curabitur blandit tempus porttitor. Nullam id dolor id nibh ultricies vehicula ut id elit.

X